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SPERANZA SETTE VIRTU Pollaiuolo Botticelli Rinascimento Moneta Argento 10D Andorra 2012

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Splendida moneta in argento puro 999 dedicato ad esaltare la grandiosa opera 'Le Sette Virtù' di Piero del Pollaiuolo terminata poi dal più famoso artista Botticelli conservate ora negli Uffizi di Firenze. La serie è composta da sette magnifiche monete dedicate ognuna ad una virtù ed in questa: Speranza.

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Le Sette Virtù
Le Sette Virtù vennero commissionate con un contratto datato 18 agosto 1469 a Piero del Pollaiolo dal Tribunale della Mercanzia (l'organo che soprintendeva le corporazioni di arti e mestieri di Firenze e giudicava i reati di natura commerciale) per decorare le spalliere degli stalli nella sala delle Udienze della sede in piazza della Signoria. Si conosce anche una seconda delibera che confermò l'incarico, al quale dovette partecipare, ma non sappiamo esattamente in quale misura, anche il fratello di Piero, Antonio.
La Carità fu la prima tavola ad essere eseguita, tanto da essere consegnata già nel dicembre 1469. La bottega del Pollaiolo eseguì sei dei sette dipinti previsti; il settimo, la Fortezza venne eseguito dal giovane Sandro Botticelli.
Il giovane pittore venne scelto su suggerimento del magistrato della Mercatura Tommaso Soderini, a sua volta consigliato da Piero il Gottoso de' Medici che aveva preso l'artista sotto la sua ala protettiva. Ciò avveniva alla fine del 1469, lo stesso anno in cui Piero morì, e la tavola venne ufficialmente allogata nel maggio 1470, per essere rapidamente consegnata entro il 18 agosto, quando fu versato il saldo. La tavola piacque ai committenti, che avrebbero voluto affidare a Botticelli una seconda virtù, ma le proteste energiche del Pollaiolo, assecondate dall'Arte dei Medici e Speziali (che accoglieva anche i pittori), fecero desistere dall'iniziativa.
Citata dall'Albertini nel 1510, in seguito alla soppressione del Tribunale nel 1777 venne immagazzinata, per poi essere trasportata agli Uffizi, dove venne esposta solo dal 1861: prima di allora lo stato di conservazione non era giudicato sufficientemente buono, infatti delle sette Virtù era normalmente esposta la sola Prudenza.
Il restauro del 1994 ha recuperato la forza plastica della figura, la luminosità del trono e della corazza indossata dalla figura, mentre la freschezza del volto è rimasta un po' compromessa dalle precedenti puliture. In quell'occasione si è inoltre proceduto a esaminare la tavola con riflettografie, che hanno messo in luce il disegno preparatorio, molto elaborato e con diversi pentimenti.

Piero del Pollaiuolo
Figlio di Jacopo di Antonio Benci, Piero era fratello minore di Antonio, con cui condivise il soprannome 'Pollaiolo' derivato dal mestiere del padre, commerciante di polli.
Secondo le fonti, Piero si formò presso Andrea del Castagno, ma probabilmente fu determinante un apprendistato presso il fratello da cui apprese la scultura e l'arte orafa. Collaborò spesso con Antonio che doveva avere di solito un ruolo direttivo nelle commissioni. Con costui infatti già nel 1460 dipinse le Fatiche di Ercole su teleri per la sala di Palazzo Medici (perduti). Condivise con Antonio e con Marsilio Ficino l'interesse per i reperti archeologici come si desume da alcune lettere del 1477.
Fu soprattutto pittore e come tale si iscrisse alla compagnia di San Luca nel 1473.
Nel 1466 dipinse gli Angeli reggicortina ad affresco e la pala d'altare con I santi Vincenzo, Giacomo ed Eustachio (Firenze, Uffizi) per la cappella del Cardinale del Portogallo in San Miniato al Monte. Nel 1469 realizzò per il Salutati lo stendardo da esibire alla Giostra medicea in piazza Santa Croce. Nello stesso anno ricevette la commissione per le Sette Virtù destinate alle spalliere nella sala del consiglio del Tribunale della Mercanzia. La serie risulta terminata nell'agosto del 1470, l'ultimo pannello però fu realizzato dal giovane Sandro Botticelli.
Nel 1471, probabilmente su commissione di Lorenzo il Magnifico, dipinse il Ritratto di Galeazzo Maria Sforza (Firenze, Uffizi), allora in visita in città. Il dipinto fu collocato nella camera terrena di Palazzo Medici.
Con Antonio realizzò il Martirio di San Sebastiano dipinto nel 1475 per la Santissima Annunziata (Londra, National Gallery). Nel 1477 partecipò al concorso per la tomba Fonteguerri nel Duomo di Pistoia: pur apprezzando il suo progetto, gli Operai della cattedrale commissionarono l'opera a Andrea del Verrocchio. Nello stesso anno il Pollaiolo perse anche la commissione della pala d'altare per la cappella di San Bernardo in Palazzo della Signoria, passata a Leonardo da Vinci.
Nel 1480 risulta abitare in piazza degli Agli in ambienti attigui alla bottega. Nel 1483 Piero datò l'unica opera firmata, l'Incoronazione della Vergine con angeli e santi per Sant'Agostino a San Gimignano (ora nella Collegiata).
L'anno seguente seguì il fratello a Roma, per affiancarlo nella realizzazione della tomba di Sisto IV e poi di quella Innocenzo VIII. Vi morì poco tempo dopo, nel 1496, e fu sepolto in San Pietro in Vincoli.

  • NazioneAndorra
  • Anno2012
  • Valore Facciale10 Denari
  • MetalloArgento
  • Titolo (purezza)999/1000
  • Peso (g)31.1 (1 oncia)
  • Dimensioni (mm)30 x 45
  • QualitàProof (Fondo Specchio)
  • Tiratura (esemplari)4.000
  • Certificato di AutenticitàSi
  • CofanettoSi
Tutte le monete della serie dal particolare taglio rettangolare con testa ellittica mostrano i sette capolavoli rinascimentali ognuno dedicato ad una virtù: Temperanza, Prudenza, Giustizia, Fede, Carità, Speranza e Fortezza. Le Virtù erano collocate in posizione piuttosto alta (come cerca anche di ricreare l'attuale disposizione nella sala del museo) per questo le figure sono deformate per ottimizzare una visione dal basso, con le gambe e la parte inferiore possente e la testa e le spalle più esili, in modo da far sembrare le figure più slanciate e imponenti. Sul retro è mostrato lo stemma del Principato D'Andorra.